Web e Finanza 2.0. Democrazia e Anarchia in un mondo che cambia
Consulente aziendale in finanza.
Nato a Napoli, il 10 settembre 1968, laureato in Economia e Commercio alla Federico II con una tesi in finanza aziendale “determinazione del valore di impresa. La valutazione delle strategie”.
Oltre 15 anni, quasi 20, di esperienza maturata sul campo. Broker di società di leasing, progettista di finanza agevolata, valutatore per conto di Enti e Istituti di credito, docente di master, consulente.
“Dal punto di vista professionale sono fortunato. Amo il mio lavoro, è quello che ho sempre desiderato. Mi piace, mi diverte. Sono in una continua fase di ricerca di schemi, soluzioni, innovazioni in un mondo che, erroneamente, potrebbe sembrare esclusivamente tecnico, direi “numerico”. Nella realtà non è così. Gli aspetti sociologici, relazionali, “etici” sono prevalenti, e per questo la ricerca è ancora più interessante!
Ho sempre pensato che un consulente d’impresa valesse il numero di casi visti, di esperienze sul campo e dell’idea maturata sulla tematica che quotidianamente affronta. Nella mia vita professionale ho compreso che lo “sviluppo economico”, inteso in senso lato, passa attraverso la comprensione della rivoluzione che le Nostre economie stanno subendo.
La globalizzazione, internet, i mercati finanziari, la velocità nella comunicazione, nel trasferimento di beni e di persone, hanno stravolto il modo di lavorare. Oggi la capacità di innovare, prodotti, processi, approcci commerciali, hanno una valenza enormemente maggiore.
Oggi, la cultura di impresa è la comprensione di queste dinamiche. Attraverso un atteggiamento reattivo rispetto all’ambiente circostante.
Credo, ma ne sono fermamente convinto, che il rapporto tra idee e capitali nel Nostro tempo, sia nettamente a favore delle idee. A favore di chi pensa, elabora, mette in discussione in modo critico e creativo.
La mia interpretazione di finanza etica è in questa direzione. La micro finanza può essere una grande opportunità per il territorio soprattutto se premia le idee, se fa riflettere, se crea sapere e cultura. La finanza etica ha un moltiplicatore immateriale e comunque, non di tipo finanziario, ma molto più importante di quello keynesiano studiato nelle aule universitarie.
Ritengo che, tuttavia, il fenomeno della finanza etica sia solo all’inizio di un processo. Occorre comprendere il reale funzionamento e l’ottimale impiego, individuare gli obiettivi e gli strumenti operativi, stimolare gli attori a collaborare, anche trascurando gli interessi individuali”.
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