UnicreditMi rendo conto che sia difficile essere concentrato sugli obiettivi commerciali e produttivi che rapprentano il core business delle imprese.

L’aumento del costo del denaro peserà sui bilanci del 2008 delle imprese che utilizzano la leva finanziaria. Probabilmente molti imprenditori e manager sono impegnati a gestire la finanza di impresa e sono alle prese con i rating bancari, le tensioni finanziarie conseguenti l’allungamento dei tempi di pagamento dei clienti e le problematiche nella copertura degli investimenti.

Tematiche che sono diventate prevalenti a discapito di quelle operative. Vendere e produrre dovrebbe essere la quotidianità e rappresentare l’obiettivo per tutte le PMI.

Oggi le borse europee, hanno “bruciato430 miliardi (40 solo in Italia) di Euro e le informazioni che arrivano dagli Stati Uniti non sono certamente confortanti. Nella realtà stiamo assistendo ad un cambiamento epocale e, come ha detto Giulio Tremontisiamo solo alla fine dell’inizio“.

Cambiamento che stravolgerà gli assetti e il tessuto imprenditoriale. Molte imprese hanno deciso di chiudere e mettere in liquidazione le loro attività, al pari di molti investitori che hanno deciso di uscire dal mercato azionario e obbligazionario portando perdite considerevoli sui propri portafogli titoli. Come li possiamo definire? Cauti, paurosi, lungimiranti, realisti? non lo so. Certamente non si tratta di sola paura o del così detto “effetto panico”.

Cosa succede se, anche in presenza di rassicurazioni, gli investitori si ritirano?

Il caso di Unicredit è emblematico. Ieri si è concluso il CDA con l’obiettivo (non so come sia perseguibile) di capitalizzare per 6,6 miliardi di Euro. In parte non distribuendo l’utile e in parte emettendo nuove azioni. In passato in presenza di una notizia del genere il titolo sarebbe salito, e non di poco.

Lunedì mattina. Aprono le borse, il titolo precipita in un precipizio e si parla di dimissioni di Profumo (-16% in poche ore). A distanza di poche ore i componenti del CDA, e non solo loro, cominciano ad acquistare (forse con lo scopo di reggere il titolo) e il titolo rimbalza a -5,6. Il MIB 30 si attesta su un bel -8,24%. Solo a titolo di cronaca l’11 settembre del 2001 (la caduta delle Torri Gemelle) il MIB 30 ha perso circa il 6%.

Cosa succede in borsa? la realtà è che il mercato sta vincendo. Sta riposizionando i titoli ai reali valori. Questo sta succedendo velocemente. Le banche capitolano e gli interventi dei governi e delle banche centrali non convincono. Il problema non è solamente quello dei fondi di garanzia per i depositanti ma per il supporto al consumo. Problema di cui nessuno parla.

In molti settori, ad esempio quello delle auto, verranno meno i finanziamenti e i leasing con una paralisi del settore. La questione è quanta capienza c’è nei fondi di garanzia o nelle casse degli stati? Quante perdite e quanti fallimenti possono sopportare? Quanto è il costo sociale? Lo stato interviene, lo ricordiamo, aumentando il debito pubblico. Inoltre, questa forma di indebitamento non è finalizzata allo sviluppo ma alla copertura di perdite.

Da consulente aziendale faccio presente che se un’impresa si indebità per finanziare le perdite commette un errore enorme. E’ corretto indebitarsi per la crescità.

Ovviamente questo non è un discorso da statista. Ma occorre meditare perchè se, dopo un fine settimana di comunicati e capitalizzazioni, la borsa crolla è perchè il mercato non crede nelle misure poste in essere dagli Stati Uniti e dai governi europei.

Un’ultima annotazione. Si è parlato di Unicredit. Consiglierei di guardare MPS, Intesa SanPaolo e Banca Popolare Italiana. Il mancato rispetto delle norme di Basilea 2 denoterebbe una debolezza del sistema bancario. Questo sarebbe un ulteriore duro colpo per gli investitori.

Segnalalo su internet:
  • Digg
  • Ma.gnolia
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Furl
  • Live
  • Segnalo
  • Technorati
  • YahooMyWeb
  • Upnews
  • BarraPunto
  • Wikio IT
  • blogmarks
  • laaik.it
  • Print
  • email