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13 ott
Sono da sempre contrario alle regole tese a uniformare le politiche economiche in ambito Europeo. Ritengo che esistano ancora troppe differenze nelle strutture politiche, imprenditoriali, culturali.
L’italia è un Paese dove la PMI rappresenta il vero motore dell’economia, dove gli istituti di credito hanno un potere fortissimo e dove le differenze nord e sud complicano ulteriormente le scelte di politica economica.
In italia, inoltre, abbiamo un debito pubblico elevatissimo e un ridotto dinamismo economico. Gli investimenti sono paralizzati già da tempo e viviamo una generale situazione di sfiducia rispetto ad una economia che non cresce.
Caratteristiche, ovviamente uniche rispetto agli altri Paesi che, a loro volta, sono caratterizzati da altri vincoli e opportunità.
L’italia del boom economico è stata costruita sul debito pubblico e su un generale liberismo. Mali che al contempo hanno rappresentato il periodo più florido per l’economia italiana.
Sulla base di questa premessa, in queste ore, si è parlato di come non sia possibile per i Paesi europei rispettare il Trattato di Maastricht, trattato che impone la riduzione, in molti casi sostanziale, del debito pubblico. L’intervento dei governi nella possibile nazionalizzazione delle banche o nelle garanzie sul mercato interbancario potrebbe potenzialmente coinvolgere i Governi nella crisi e, di conseguenza incrementare il debito pubblico.
Sul fronte di Basilea 2, Giulio Tremonti ha fatto notare che le banche coinvolte erano quelle che rispondevano ai criteri della normativa bancaria. Draghi ha confermato che “la normativa bancaria è da rivedere”. Attendiamo, quindi, Basilea 3, attenta al rischio di default delle banche ma anche allo sviluppo (almeno mi auguro).
In tutti i casi, un plauso ai governi europei per le misure intraprese. Ridurranno i tassi dando una mano a aziende che utilizzano la leva finanziaria e alle famiglie. Ora, però, è il momento di sbloccare i finanziamenti alle imprese, magari attraverso i fondi della BEI o un fondo di Garanzia per le imprese in crisi, soprattutto le PMI che stanno soffrendo della stretta del credito.
Oggi è impossibile consolidare le passività a breve, ottenere nuova finanza e intervenire negli investimenti.
Troppa turbolenza per intervenire e comprendere al meglio gli effetti reali delle misure previste e i correttivi che occorre ulteriormente apportare.
Staremo a vedere.
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