Cultura europea e americanaIntervento di Bush sul piano Paulson e G4 dei maggiori Paesi Europei.

In America, prima di tutto la tutela del sistema finanziario. Proprio quello che è fallito e che sta penalizzando migliaia di risparmiatori e piccoli proprietari di immobili che si sono visti svalutare titoli in borsa e immobili. Una mega truffa, chiamata, mutui subprime che sta mettendo in croce l’economia mondiale. 

In Europa, viceversa massima tutela per i risparmiatori. Un richiamo all’etica nella finanza. Alla difesa della tutela degli investitori a discapito degli speculatori.

Effettivamente la situazione è seriamente preoccupante e nel prossimo futuro non si può che essere cauti nelle scelte di politica economica, nella gestione dei risparmi, negli investimenti.

In questa valutazione due distinte riflessioni su quello che è e che sarà:

 

  • Atteggiamento garantista dei mercati europei

Il sistema europeo effettivamente è più garantista verso i piccoli risparmiatori. La crescità è stata sempre costante con margini moderati e, quindi, molto poco finanziaria e molto operativa. Direi che in Europa ha avuto sempre più importanza il sottostante rispetto al derivato. Il sistema americano, viceversa ha creato effetti leva con moltiplicari spaventosi e una particolare attenzione ai rendimenti attesi. Il derivato ha avuto una maggiore importanza rispetto al sottostante. 

 

  • Opportunità per la crescita

Ripresa, in questo momento vuol dire individuare un nuovo equilibrio. Una nuova posizione nello scenario mondiale. L’indicatore di un Paese non è solo il PIL, quello indica un valore di quanto si produce in un dato momento.

Un Paese dovrebbe essere valutato sulla cultura, sulla stabilità della propria economia, sulla capacità di aggregarsi, sul mercato interno, sul know how, etc etc. Un Paese, così come l’impresa, dovrebbe tenere in piena considerazione se il proprio sviluppo sia basato su Fattori critici di successo o su basi salde. 

In questo scenario, se lo sviluppo americano si è basato sulla finanza creativa, se quello orientale sul basso costo del lavoro, e quello dei paesi arabi sul petrolio (risorse in via di esaurimento), quello europeo e Nipponico ha trovato le proprie fondamenta nella cultura, nella identità, nell’innovazione. Capisaldi forti e difficilmente scalabili da parte di quelle economie chiuse che storicamente sono caratterizzate da queste qualità.

Ho sempre pensato che il termine Globalizzazione facesse riferimento al vettore, al contatto, tra le economie dei differenti Paesi e non ad un atteggiamento uniforme dei Paesi del mondo. Paradossalmente la globalizzazione è il fenomeno che accellera e amplifica gli effetti.

Potenziale di crescita, però, vuol dire che oggi, in Europa occorre tutelare l’economia e viaggiare in modo più veloce. Le condizioni di mercato, quelle finanziarie, quelle di cultura, effettivamente rappresentano dei vantaggi competitivi da giocare con consapevolezza e determinazione.

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