legge 488La legge 488 è definitivamente morta. Purtroppo ancora una volta gli imprenditori hanno perso una opportunità di sviluppo.

Le modalità di gestione degli ultimi bandi 488 hanno decretato un atteggiamento più garantista a favore del ministero dello sviluppo economico e delle banche, creando una serie di impegni e adempimenti per le imprese. Questa politica ha comportato una graduale riduzione della “soglia” di convenienza per le imprese.

Un sistema, quello della legge 488 che sulla carta ha creato migliaia di truffe e di contenziosi.

Ho sempre ritenuto la politica degli incentivi pubblici un elemento fondamentale per la crescita di un Paese. Basti pensare alla Spaglia e lrlanda che, attraverso meccanismi innovativi, sono riuscite a far ripartire le proprie economie. In questo, ovviamente, va letta una interpretazione che gli strumenti di politica economica devono dare del momento e del contesto economico del Paese.

Oggi il rilancio difficilmente può ripartire attraverso nuovi investimenti di imprese. Occorre puntare a aree come quelle della ricerca, delle energie rinnovabili e della formazione qualificata. Ritengo che, oggi, per contributi agli investimenti si debba guardare esclusivamente a quelle aree del microcredito. che si occupano, prevalentemente, della creazione di impresa anche attraverso meccanismi di garanzia.

Da consulente finanziario ritengo che dovrebbero essere migliorati, soprattutto in presenza di basilea 2, nuovi meccanismi per migliorare l’accesso al credito e favorire le ristrutturazioni finanziarie, migliorare l’utilizzo della leva finanziaria soprattutto per creare dei virtuosi meccanismi di crescita economica e culturale. Penso soprattutto alla legge 662 – fondo di garanzia e alle numerose derivazioni che ne sono nate in questi anni.

Un Paese che non ha risosrse da investire per lo sviluppo è un Paese che non incrementerà il proprio PIL. Esiste un nesso tra le due variabili. Purtroppo con i vincoli comunitari i Paesi membri non hanno libertà nell’indebitamento finalizzato allo sviluppo e devono stare sotto i parametri stabiliti dal Trattato di Maastricht.

Poche risorse, quindi, da impiegare in modo intelligente. Non finalizzate ad un obiettivo contingente (esempio disoccupazione o sviluppo di zone geografiche depresse) ma sulla creazione di valore, quindi, PIL e crescita economica.

Una particolare riferimento al settore del turismo. In Italia, occorre sviluppare quei settori (made in Italy e turismo) in grado di attrarre capitali e alimentare le esportazioni. Settori direi, localizzati, nei quali, difficilmente può essere previsto l’ingresso di gruppi esteri (così come è avvenuto nei settori della GDO).

Staremo a vedere!

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